Uomo meccanico

Autore: Biagio Crescenzo

Realizzazione: CTI FoodTech 

Hanno collaborato: Andrea Scudiero, Alessandro di Perna, Massimo Pappalardo, Vito Passannanti, Christopher Marrone, Luca Pucillo, Andrea Sicignano, Alessandro Mifsud, Salvatore Carmellino, e tutto il team CTI FoodTech

Anno: 2025

“Tutto ciò che mi circonda ha dimensioni finite e infinite
Impenetrabili microcosmi sono elementi di ancor più vasti sistemi appartenenti ad universi concentrici
Curvature geometriche di spazi tempo gravitazionali fluttuano nella mia mente
Fiumi di sterile pensato scorrono nei miei cavi mentali senza lasciar traccia
e solo questo scrivere frenetico mi dona ancora sensazioni umane.”

Realizzata in acciaio corten, l’opera esplora la tensione tra identità umana e automazione, e i confini sfumati tra uomo e macchina.

Sagome di uomo seduto in riflessione, vuote al centro e quasi prive di anima

L’uomo sta perdendo la sua anima e rischia di meccanizzarsi? O saranno le macchine a umanizzarsi?

Piccolo automa costruito con pezzi meccanici riciclati

Indica il monolito, simbolo di una intelligenza senziente.

Coppia ingranaggio con camme meccaniche

Rappresentano il moto, quindi la meccanica terrestre, che è figlia della meccanica celeste.

Analemma solare inciso sul totem

È una curva a forma di otto, che descrive il percorso apparente del Sole nel cielo, osservato dalla posizione di installazione del totem (coordinate 40.635°N, 14.836°E) alle 9:00 per un intero anno. L’accensione progressiva dei tratti della curva scandirà il trascorrere del tempo.

Versi sul monolito

Sul monolito sono incisi il verso iniziale e il verso finale di un componimento scritto dall’autore nel 1978, pubblicato e premiato nel 1980.

Uomo Meccanico

Che significato ha il nostro essere umani in un’epoca storica caratterizzata da una sempre più pervasiva presenza delle macchine? È questo l’interrogativo che ha ispirato la creazione di questa installazione, dal titolo “Uomo Meccanico”. Un titolo che non è solo un interrogativo, ma anche uno specchio e una provocazione, perché si propone di indurre una riflessione sul rapporto tra identità e automazione, organicità e ingegnerizzazione, emozione e algoritmo, autonomia e programmazione. E a sua volta una riflessione che è anche un nuovo interrogativo e un monito: il nostro senso di umanità rischia di meccanizzarsi o le macchine stanno diventando più umane? O forse entrambi?

Se il ritmo frenetico e la logica spietata del mondo contemporaneo ci stiano facendo smarrire il nostro innato senso di umanità è una questione lungamente dibattuta da tutte le voci critiche della società, fin dagli esordi della Rivoluzione Industriale e con punte di eccellenza nelle riflessioni di Walter Benjamin, Herbert Marcuse e Zygmunt Bauman. Una umanità capace di riflettere in astratto, ma priva di quello che le religioni definiscono “anima”, perciò incapace di dare alla riflessione un valore emotivo, teleologico e morale, diventa progressivamente assimilabile a quello che la tecnologia contemporanea sta creando con l’intelligenza artificiale e i robot androidi. Queste ultime frontiere della tecnologia rappresentano una nuova opportunità di superare i nostri limiti, creando una prospettiva di progresso e di migliore convivenza con il pianeta terra per l’umanità, ma è necessario concepirle all’origine con il senso sociale di base che dovrebbe governare tutto il nostro agire. È questo il significato degli androidi con lo sguardo rivolto verso il monolito, citazione del capolavoro di Stanley Kubrick come veicolo di intelligenza senziente e capace di giudizio etico. Mentre la ruota dentata e la vite senza fine rappresentate nell’opera servono a evocare il concetto del “moto continuo”, la condizione dell’esistenza governata dalla sola logica, alludendo alla meccanica terrestre, che deriva dalla meccanica celeste e dalle leggi universali della fisica.

La figura dell’Uomo Meccanico non è solo la prefigurazione di un’umanità ridotta al rango di robot, ma è piuttosto una metafora, una rappresentazione di come ci adattiamo, conformiamo e talvolta ci arrendiamo ai sistemi di controllo che ci circondano. È un’opera che esplora l’estetica delle macchine, il silenzio della presenza artificiale, e il loro impatto sulla nostra capacità di restare umani.

Transumanesimo

L’opera nel suo complesso allude alla frontiera culturale contemporanea del movimento Transumanista, che ha origine nelle élite hi-tech della Silicon Valley Californiana e ha raggiunto in anni recenti proporzioni globali.

L’idea cardine del Transumanesimo può essere riassunta in una formula: è possibile ed auspicabile passare da una fase di evoluzione puramente biologica a una fase di evoluzione autodiretta consapevole, che consenta di superare i limiti biologici dell’uomo. I transumanisti sono pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile, ovvero prendere in mano il nostro destino di specie, accettando la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale, portando tale sfida su un piano politico e filosofico.

Si tratta di un’idea che ha radici nel pensiero europeo e ha espresso pensatori del calibro di Francesco Bacone, Tommaso Campanella, Jean Condorcet, Friedrich Nietzsche, Filippo Tommaso Marinetti, Leon Trotsky, Julian Huxley, Jacques Monod e Jean-François Lyotard.

È un movimento multiculturale, aperto a tutti gli orientamenti politici, religiosi e filosofici, nel quale prevalgono nettamente le posizioni più basate su quello che la scienza e la tecnologia attualmente già mettono a disposizione, ad esempio per la massima estensione della longevità e il miglioramento delle abilità psico-fisiche, rispetto a predizioni più futuristiche come l’immortalismo. Si pone come obiettivi politici la lotta per il possesso e la diffusione egalitaria delle tecnologie, la laicità delle istituzioni e della cultura, l’affermazione di una conoscenza scientifica del mondo. Sono accolti con grande favore dai Transumanisti anche gli sviluppi delle tecnologie della comunicazione, che favoriscono la libera circolazione dell’informazione e della conoscenza, in precedenza monopolizzate da centri di potere pubblici e privati.

Il movimento in Italia ha come ideologi Riccardo Campa, estensore del Manifesto dei Transumanisti, e ha i suoi testi di riferimento: The Singularity is Near di Ray Kurzweil, una teoria che predice l’ormai vicino “sorpasso” dell’Intelligenza Artificiale rispetto all’intelligenza umana, con una fusione tra biologia umana, biotech e nanotech; To Be a Machine di Mark O’ Connell, un’esplorazione giornalistica del movimento con interviste ai protagonisti come gli sviluppatori di IA; Homo Deus di Yuval Noah Harari, che esplora la “divinizzazione” dell’uomo attraverso il dataismo, l’IA e l’ingegneria genetica; La Fine dell’Invecchiamento di Aubrey de Grey, che propone strategie scientifiche per arrestare l’invecchiamento biologico.

Versi sul monolito

I versi incisi sul monolito sono ripresi da una composizione che l’autore scrisse nel 1978 e che fu in seguito pubblicata e premiata al Premio di Poesia 1980 dell’associazione culturale Picentia.

La composizione originale recitava:

 “Tutto ciò che mi circonda ha dimensioni finite e infinite

Impenetrabili microcosmi sono elementi di ancor più vasti sistemi appartenenti ad universi concentrici

Curvature geometriche di spazi tempo gravitazionali fluttuano nella mia mente

Fiumi di sterile pensato scorrono nei miei cavi mentali senza lasciar traccia

e solo questo scrivere frenetico mi dona ancora sensazioni umane.”

L’ispirazione nacque nell’autore durante lo studio della fisica al corso di ingegneria meccanica e dalla passione per la fantascienza che non lo ha mai abbandonato.

Anche il monolito presente nell’ opera è di ispirazione fantascientifica, infatti riproduce la forma e le dimensioni del monolito che il regista Stanley Kubrick utilizza nel suo film capolavoro “2001 Odissea nello Spazio”, in dimensioni proporzionali a uno per quattro per nove, i quadrati dei primi tre numeri naturali.

Tanti appassionati hanno cercato di spiegare il significato del monolito all’interno del film come l’intervento di una intelligenza superiore che aiuta l’umanità a progredire verso il futuro e verso il proprio destino .

Questo è anche il senso che l’autore dell’installazione assegna al monolito, una intelligenza superiore che viene in ausilio sia all’umanità rassegnata al suo destino e ai suoi errori, sia alle macchine già prodotto dell’intelligenza artificiale.

Una curiosità riguardo al monolito è che non è il primo che l’azienda fa realizzare. Già 30 anni fa ne fu realizzato uno in occasione di una fiera, esposto in corrispondenza di un macchinario per sottolinearne le caratteristiche intelligenti. Oggi è possibile vederlo all’ingresso dell’azienda e si dice ispiri spesso nuove idee tecnologiche, specie per i nuovi arrivati.

Analemma solare

La figura a forma di otto incisa sul totem dell’installazione e illuminata da led rappresenta un analemma solare, che indica la posizione del sole individuata nei diversi giorni dell’anno, alle 9:00 e nella posizione dell'installazione, alle coordinate 40.635°N, 14.836°E.

La figura dell’analemma rappresenta il passaggio del tempo in modo visivo e ciclico. La sua forma richiama l’infinito, simboleggiando la continuità della vita e il susseguirsi delle stagioni. Nasce dalla combinazione di due fattori: l’inclinazione dell’asse terrestre e l’orbita ellittica della Terra. Questo equilibrio tra inclinazione e movimento orbitale può essere visto come una metafora dell’armonia tra forze opposte nella natura. Poiché descrive la relazione tra una posizione fissa e una in movimento, l’analemma diventa un ponte simbolico tra il movimento celeste e la nostra esperienza terrena, una rappresentazione visiva della relazione tra l’uomo e il cosmo. Utilizzato storicamente per calibrare meridiane e comprendere il tempo solare apparente, simboleggia la ricerca della precisione, della conoscenza scientifica e dell’osservazione paziente. Alcuni autori e astrofotografi lo descrivono come una “danza del Sole”, un disegno celeste che unisce scienza e bellezza, perciò un simbolo di meraviglia e contemplazione. In alcune meridiane storiche, l’analemma è stato raffigurato come un ornamento, talvolta associato a significati esoterici o magici. La sua forma è stata usata in arte e design per evocare concetti di eternità, equilibrio e ciclicità.

Automa

Anche l’automa presente nell’opera è stato costruito (in particolare la testa) con parti di recupero di denocciolatrici di pesche, come il modello ZPF, diventato lo stato dell’arte della denocciolatura delle pesche e adottato dal Giappone alla California, dal Sud Africa alla Francia. Il successo del macchinario è tale che oggi nel mercato è comune riferirsi alle denocciolatrici di pesche come ZPF, perché grazie a un’evoluzione tecnologica continua che dura da decenni, è diventato il macchinario di riferimento per capacità produttiva e redditività, consentendo a CTI di diventare quest’anno leader mondiale della denocciolatura di pesche.

Componenti meccaniche di macchinari industriali

L’idea di utilizzare per questa installazione componenti meccaniche di macchinari industriali è nata dall’impulso di donare alla comunità della Zona Industriale una rappresentazione delle realtà industriali di diverse dimensioni, tra cui le aziende metalmeccaniche come CTI FoodTech, attraverso un segno di presenza con elementi evocativi della meccanica industriale. La scelta è ricaduta su elementi comuni a molti meccanismi, come l’ingranaggio e le camme meccaniche. Una scelta non casuale, perché questi elementi fanno spesso parte di impianti industriali molto diffusi in tutto il mondo, che per tipo di produzione hanno una connessione con il nostro territorio.

Camma meccanica della CTI-800

Il componente esposto è una coppia di camme della Denocciolatrice di Pesche modello CTI-800 prodotta da CTI FoodTech, un macchinario che alimenta e posiziona automaticamente le pesche lungo la loro linea di sutura, per poi trasferirle nel mezzo di una coppia di lame; a questo punto, due braccia meccaniche con mani prensili eseguono la denocciolatura delle pesche mediante torsione contemporanea delle due metà del frutto, al fine di separarne il nocciolo senza danneggiare la polpa.

CTI-800 - Peach twist pitting machine - CTI FoodTech

Video CTI-800 su Vimeo.com

In meccanica, la CAMMA è un componente sagomato essenziale che trasforma una legge di moto (solitamente rotatorio uniforme) in un'altra voluta, garantendo robustezza e affidabilità.

La legge della coppia di camme esposte consente il movimento sincronizzato di ogni componente della Denocciolatrice di Pesche modello CTI-800 a una velocità di 80 cicli al minuto, assicurando un sincronismo perfetto e movimenti precisi.

Il progetto originale di questo macchinario risale agli anni ’50, quando due conservieri italoamericani (Filice e Perrelli della città di Richmond, California) decisero di sviluppare e realizzare una denocciolatrice di pesche rivoluzionaria, che garantisse un’alta qualità del prodotto a fronte di una sensibile riduzione della manodopera.

Filice and Perrelli Cannery (U.S. National Park Service)

La stessa tecnologia fu poi perfezionata negli anni ’70 da un ingegnere meccanico californiano (Ray Camezon, già progettista del macchinario originale), per infine evolversi all’attuale versione negli anni 2000, grazie all’ingegneria di CTI FoodTech.

History of pitting - CTI FoodTech

Anche se la moderna elettronica ha influenzato il recente sviluppo di questo macchinario, i suoi movimenti fondamentali, basati sulla perfetta legge di questa coppia di camme, sono rimasti inalterati da oltre 70 anni.

RPS Cooker & Cooler

Il componente esposto è un ingranaggio dello Sterilizzatore Rotativo Continuo modello Cooker & Cooler prodotto d JBT FoodTech, un macchinario capace di pastorizzare (a temperature inferiori ai 100°C) o sterilizzare (a temperature superiori ai 100°C) quasi ogni tipo di prodotto alimentare conservato in scatolette di banda stagnata (ad es. il pomodoro pelato, i legumi, le salse, la pasta, il latte condensato, e altro).

Rotary Pressure Sterilizer - JBT

Con questo tipo di sterilizzatore vengono processate ogni anno più del 50% delle scatole prodotte nel mondo. Anche nel nostro territorio, aziende produttrici di legumi in scatola - quali La Doria, AR, New Princes, Italia Meal, Giaguaro e Calispa – hanno utilizzato per decenni e tuttora utilizzano questo sterilizzatore.

In meccanica, l’INGRANAGGIO è un meccanismo utilizzato per trasmettere un momento meccanico da un oggetto a un altro, garantendo precisione e affidabilità. Gli ingranaggi più antichi conservati in Europa sono stati trovati nel meccanismo di Anticitera, un dispositivo che era stato progettato per calcolare le posizioni astronomiche.

L’ingranaggio esposto fa ruotare il cilindro interno, sul quale poggiano le scatole, consentendo, allo stesso tempo, sia la rotazione delle scatole che l’avanzamento progressivo delle stesse all’interno del corpo cilindrico.

A differenza delle autoclavi per sterilizzazione a vapore, questo macchinario richiede un minor dispendio di energia (elettricità, vapore) e lavora in modo continuo. Il prodotto inscatolato passa attraverso i vari corpi del macchinario subendo, inizialmente, un processo di riscaldamento (fino alla temperatura necessaria affinché i microrganismi contenuti nell’alimento vengano distrutti), poi di mantenimento (per garantire che ogni singolo grammo di prodotto raggiunga la stessa temperatura) e infine di raffreddamento (per mantenere alta la qualità e le caratteristiche organolettiche del prodotto finito).

 Storia del Cooker and Cooler

Ringraziamenti

Si ringrazia l’ASI di Salerno per aver scelto di collocare questa installazione nella rotatoria, in prossimità di opere di noti artisti.

In particolare si ringraziano il presidente Antonio Visconti. il vicepresidente Gianluca Calabrese e il prezioso geometra Raffaele Caserta.

Si ringrazia inoltre Armando Cerzosimo per il servizio fotografico.